giovedì 19.10.2017  22.01

Le Banche di Credito Cooperativo



Imprese dove ogni giorno convivono mercato e solidarietà.
Palestre di democrazia economica dove si promuove e si forma la partecipazione diretta dei soci alla gestione della banca con i vantaggi concreti per le comunità locali.
Esperienze originali che si basano sui princìpi fondamentali della cooperazione.
Princìpi forti di riferimento in un paese in piena evoluzione ma che ha bisogno di ricordare e vivere quei valori come radici di una cultura d'impresa unica, da salvaguardare e da sviluppare.

Oggi la gran parte di loro si chiama "Banche di Credito Cooperativo", anche per il dovuto rispetto ad una disposizione di legge che prevede di inserire nella denominazione sociale lo specifico riferimento di "credito cooperativo".
Ma originariamente, sul finire dell'800, le Banche di Credito Cooperativo (BCC) vedono la luce come "Casse Rurali ed Artigiane" e si diffondono negli anni soprattutto ad opera dei cattolici, sollecitati all'azione sociale dalla pubblicazione dell'enciclica "Rerum Novarum" di Leone XIII (1981).

I principali obiettivi di queste piccole realtà creditizie vengono da allora individuati nell'assenza del fine di lucro, nella lotta all'usura e, più in generale, nell'organizzazione di un servizio di pubblica utilità indirizzato soprattutto alle fasce più umili della popolazione.
Lo spirito che anima l'attività di queste banche è rimasto immutato: esse mantengono un forte rapporto con i loro clienti e con il loro territorio, conquistando a pieno titolo l'appellativo di "banca locale".

 

 


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